«Per chi, come me, crede nel libero mercato questi sono tempi molto duri. Non passa settimana senza un nuovo scandalo» scrive l'economista con base a Chicago, Luigi Zingales, commentando su Il Sole 24 Ore il caso Libor. E i tempi sono duri non solo per lui, ma per tutti quegli economisti che in questi anni hanno trattato il mercato come un Dio, salvo poi tacere, o quasi, davanti alla constatazione sempre più evidente che invece il mercato è umano, umanissimo, anzi, a tratti disumano. Chicago era diventata il Vaticano di una chiesa che di questa idolatria ha fatto la propria ragione, o forse meglio, la propria religione.
Con gli esiti che conosciamo: in seguito alla fusione fra Citicorp e Travelers, da cui nacque Citigroup, si è arrivati alla cancellazione del Glass-Steagall act sostituito dal Gramm-Leach-Billey act che legittimò la nascita di grandi conglomerati finanziari. Mentre l'allora segretario al Tesoro Usa Larry Summers, sempre in nome di un libero mercato divinizzato, si opponeva a qualsiasi regolamentazione dei derivati.
Una sequela di errori di cui stiamo pagando il prezzo e che prezzo. Nella seconda metà del 2011, il nozionale dei derivati Otc era ancora di 648 trilioni di dollari (fonte Bis), mentre il Pil mondiale nel 2011 è stato di 69, 9 trillioni (fonte World Bank), un rapporto di circa 9 volte. In pratica i derivati sono pari alla quantità di ricchezza prodotta in un anno in tutto il mondo, moltiplicata per dieci: una vera e propria follia. Ma non solo. Lo stesso Sandy Weill che nel 1998 diede vita a Citigroup, ora dice che fu un errore che ha portato il mondo nella trappola del “too big too fail” e invoca lo spacchettamento dei grandi conglomerati. Tutte cose che alcuni denunciavano ma, almeno fino allo scoppio della crisi nel 2007, la loro opinione era vox clamans in deserto.
Insomma davanti ad una situazione che è diventata quello che soprattutto qui in Europa abbiamo davanti agli occhi tutti i giorni, davanti a quello che Harold James di Princeton chiama l'Eurodämmerung, il crepuscolo dell'euro, davanti ad un rincorrersi senza sosta di mercati senza bussola e scandali finanziari, quegli economisti che avevano fatto di un mercatismo acritico la loro bussola, per essere credibili dovrebbero spendere qualche parola sull'effetto di quelle teorie che hanno acriticamente propagandato per così tanti anni.
L'economia mondiale di certo non si riprenderà mai fino a quando gli attuali squilibri finanziari non saranno in gran parte eliminati e sostituiti con poche e chiare regole che presiedano tassativamente al corretto funzionamento dei mercati, almeno nel mondo occidentale. Ma anche la teoria economia farà fatica a riprendersi fino a quando non riconoscerà i suoi limiti, e soprattutto, nel caso della scuola di Chicago, i suoi errori.
Twitter: @guidorvitale
Comments
Sono d'accordo con Guido
Sono d'accordo con Guido Roberto Vitale, il liberismo ha fallito,del resto i, liberisti devono accettare il fatto che in Occidente siamo in tanti ad essere antiliberisti, e che il loro modo di vedere le cose non rappresenta l'unico e giusto approccio ne i confronti del reale.
Ancora con queste storielle
Ancora con queste storielle sulla scuola di Chicago.Appena un professore in Italia (ed ahimè ancora nel 2012, testimone io,in una famosa business school milanese) tenta di spiegare l'economia parla dei nefasti effetti di questa fantomatica scuola di Chicago. Gli paghiamo un dottorato negli USA? Se li prendono.....
Basta guardare a quello che
Basta guardare a quello che sta succedendo con WindJet in questi giorni per capire che in Italia il libero mercato NON esiste! Esistono solo le clientele, le amicizie politiche e le interpretazioni di leggi e regolamenti per favorire i pochi a discapito dei molti.
però pare che Mitt Romney
però pare che Mitt Romney stia per nominare Paul Ryan suo vice per la "corsa" alla Casa Bianca.
Ha 42 anni ed è deputato in Wisconsin da quando ne aveva 28 anni. Ha idee molto di destra, negli Stati Uniti viene definito un “libertarian”: sostiene che il governo federale debba avere il minor ruolo possibile nell’economia e negli affari degli Stati e che questo debba essere perseguito tagliando la spesa e tagliando le tasse. È a capo della commissione finanze della Camera e nel giro di relativamente poco tempo è diventato uno dei membri più influenti del suo partito sulle questioni economiche: nell’ultimo anno si è parlato molto di lui per via della sua proposta di budget, votata dalla Camera a maggioranza repubblicana, che sia i democratici che i repubblicani concordano essere un distillato dell’ideologia dei tea party. Tra le altre cose, avrebbe tagliato la spesa del 12,5 per cento del prodotto interno lordo nel 2011, privatizzando o ridimensionando significativamente le pensioni e i programmi di welfare come Medicare e Medicaid.
In Italia abbiamo già otto milioni di persone che a stento arrivano a fine mese. Tagliare ulteriolmente la spesa pubblica può salvare lo Stato, ma chi salva le persone. I cittadini sono carne e sangue, non numeri da gestire con leggi e statistiche. Oltretutto chi comprerebbe i prodotti delle aziende? o chi chiamerebbe un operaio per fare i lavori incentivati con le detrazioni nella dichiarazione dei redditi?
Il Mercato in verità è una
Il Mercato in verità è una libera associazione a delinquere, forte del suo effetto corruttivo su istituzioni, persone e "strutture" delle società. Nel suo nome sono state fatte le peggiori porcate di "privatizzazioni" stile Telecom, Autostrade etc. che hanno solo creato OLIGARCHIE legalizzate e con un arroganza e "peso" sulla politica senza eguali (vedi scandali sanità Lombardia etc.)
Adesso è giunto il momento del reset, sopratutto di prendere le redini da parte di chi ha in cuore il benessere dei cittadini e NON delle oligarchie.
Partendo da una sana dose di NAZIONALIZZAZIONI FORZATE, iniziando con le oligarchie che hanno saccheggiato il paese e tutte quelle multinazionali che vendono in Italia ma NON PAGANO CHE MINIMA PARTE DELLE TASSE ESSENDO "estere" (quindi Lussemburghesi, Inglesi, etc.) ADESSO BASTA !
Chiedo scusa all'autorevole
Chiedo scusa all'autorevole estensore, ma proprio il richiamo alla nascita di Citigroup che di fatto ha cancellato una NORMA ed na fato vita ad una NORMA diversa, dimostra che non è il mercato ad aver fallito ma il legislatore. Lo scandalo Libor, è accompagnato da cronache che dicono di vicinanza eccessiva tra manager di alti livello di banche con alti dirigenti di banca d'Inghilterra. I derivati NON sono stati regolamentati per scelta politica. Il sistema bancario parallelo ddelle società veicolo per la gestione dei derivati, era noto a tutti salvo che le autorità di controllo non si sa cosa abbiano controllato. Per favore tendiamoci conto di ciò che diciamo. In ogni caso, possiamo stare tranquillli noi italioti: a meno di voler sostenere che in Italiettistan voige il liberismo selvaggio cosa che richiederebbe immediato ricovero in mankicomio. Piuttosto osserviamo che lo statalismo e la riduzione ad area di saccheggio politico di ogni ganglio dell'economia, ha ridotto qjuesto paese una sentina di corruzione, di conflitti di interesse, di mediocrità ignorante e di spechi infiniti.
Effettivamente anche in
Effettivamente anche in Unione Sovietica il liberismo selvaggio ha fatto enormi danni.
Mentre a Singapore, per esempio, dove i liberisti hanno fatto un passo indietro a favore dell'economia gestita dallo Stato, si sono visti eccellenti risultati.
Rimane il rammarico di vedere l'Italia devastata dal liberismo, in cui mancano leggi a tutela del lavoratore, sindacati, aziende pubbliche, interventi dello Stato nell'economia, aiuti statali, paracaduti sociali, pensioni pubbliche obbligatorie, le tasse sono al minimo, e via cosí. Maledetto liberismo che rovina l'Italia!
Inviato da Alberto Crepaldi
Inviato da Alberto Crepaldi il 8 agosto 2012 - 22:56
"Libre Marché à l'Italienne" ?
Caro Crepaldi, potremmo, volendo, andare all'estero.
Ad esempio con il caso Enron, la quale assegnava azioni proprie ai dipendenti (a pagamento) con l'obbligo di non cederle prima di dieci anni, salvo poi fallire due anni dopo, mentre il suo Ceo invece le vendette "sul Mercato" un attimo prma della fine!. Sempre quella Enron che provocava black-outs in California per poter spuntare aumenti delle tariffe elettriche " per poter migliorare l'efficienza delle proprie reti di distribuzione" (Ah, ah, ah ....)
E la CEO della Caja de horros del Mediterraneo (C.A.M.) spagnola che si era assegnata uno stipendio di soli 450.000 euro l'anno + una futura pensioncina di 360.000 euro (sempre annui) mentre al tempo stesso taroccava i conti della banca da lei diretta, con un buco finale di 630 ML di euro.
Come vede anche l'erba del vicino non é sempre più verde.
Se ne faccia una ragione.
La libertà di mercato, così come la intendete voi, non può portare altro che alla libertà per la sola attuale classe di capitalisti sovranazionali
Il resto è ideologia e fuffa.
Il problema non è il
Il problema non è il liberismo, ma le cattive politiche spesso succubi delle lobby finanziarie.
La vera politica liberista non prevede che le banche creino titoli tossici che poi rivendono al malcapitato cliente.
Ma certo! Mi ricorda molto coloro chequalche decennio addietro affermavano con sicurezza che lo Stalinismo era una una banale degenerazione del genuino spirito Leninista ! Ma faremi il piacere !
è veramente inutile venire
è veramente inutile venire fuori con storie di scuola di chicago, complottismi o cose del genere.
è ormai inutile essere parte testarda e combattente di un gruppo politico.
è purtroppo inutile credere che una teoria sia meglio di un'altra.
la scuola di chicago esiste, come esiste la scuola austriaca, simili ma con peculiari differenze.
quando le persone impareranno a guardare alle cose con occhio veramente imparziale e oggettivo...è li che il mondo cambierà. Prima di allora potete dare man forte a qualunque teoria, gruppo politico o quant'altro, non usciremo mai dal baratro che l'umanità si è scavata con le proprie mani!
guardatevi intorno! ciò che fate e specchio di ciò che fanno persone più potenti e benestanti. è un'errore credersi meglio, in ragione o soggettivamente superiori ad altri.
Non facendo di tutta l'erba un fascio, credo che ognuno sia in grado di raggiungere una verità OGGETTIVA.
I mercati oggettivamente sono stati creati da quei poveri matematici-economisti che forse hanno riposto nelle mani dell'umanità una troppo grande responsabilità...infatti il Libor non è da manipolare! (ad esempio)
qui ormai non si tratta di comunisti o nazisti, hippy, libertini o liberali, giunti ormai a luogo comuneoltre l'inverosimile, sfuggiti da ogni concezione umana.
qua si tratta di mischiare il tutto, prendere ciò che oggettivamente è bene o è male e assemblarci un qualcosa di migliore.
se non siete pronti a dire che udc/pdl/lega/pd hanno OGGETTIVAMENTE sbagliato ognuna determinate cose (senza ripartire con la gara: chi di più chi di meno) e pensare un po meno al culo vostro, non sarete mai pronti a un miglioramento..e allora non provate nemmeno ad esigerlo.
Vito a parlato della scuola di Chicago perché è quella più verosimilmente applicata e applicabile ad un mercato oggi giorno, qual'è l'errore? Se giustificate i trilioni di derivati over the counter esistenti siete del tutto fuori strada, esattamente come colore che non credono necessario un'intervento della giurisprudenza nella regolamentazione dei mercati. o si trova il punto di unione....o si torna al medioevo! fate voi!
Come si può parlare di
Come si può parlare di liberismo in Italia?????
Insolazione?
Come si può parlare di liberismo con un tesoro americano ed una FED tesi a distorcere il mercato immobiliare americano????
Are you serious?
Crepaldi Allora il problema è
Crepaldi
Allora il problema è il liberismo o il fatto che in Italia sia stato stravolto in una sua ridicola parodia?
la discussione qua sta
la discussione qua sta prendendo una piega piuttosto estranea al senso del testo.
Per dirne alcune, il Financial Times ed il New York Times si sono già trovati a sostenere pubblicamente il ritorno a Glass-Steagall.
Pochi giorni fa alla Cnbc, Sandy Weill, padre di Citigroup e tra i principali responsabili dell’abrogazione di Glass-Steagall nel ’99, ha fatto marcia indietro: “Wall Street Legend Sandy Weill: Break Up the Big Banks“.
http://www.forbes.com/sites/stevedenning/2012/07/25/rethinking-capitalis...
Il Financial Times, quotidiano portavoce della City di Londra, dopo le rivelazioni sulla manipolazione del tasso di interesse LIBOR ha dovuto ammettere con un editoriale che la soluzione morbida, il ring-fencing della Commissione Vickers con cui le funzioni commerciali e d’investimento coesisterebbero da separati in casa, non può bastare.
L’editoriale del quotidiano della City conclude così:
“Mentre l’FT ha sostenuto quelle conclusioni [ndr - della Commissione Vickers], ora siamo pronti a fare un passo in più. Nonostante tutti i benefici della diversificazione, le tensioni culturali tra le attività bancarie retail e d’investimento possono essere risolte soltanto con la separazione totale tra le due, sulle linee formali della Glass-Steagall”.
http://www.ft.com/intl/cms/s/0/498248bc-c518-11e1-b8fd-00144feabdc0.html...
Insomma, quelli della City ora sono “pronti a fare un passo in più”; la soluzione era evidente anche prima, ma speravano di cavarsela senza intaccare troppo il sistema che fa così comodo agli squali. Ormai quel sistema non regge più.
Sul Corriere della Sera del 12 luglio, nel corso di un’intervista al Governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco, Ferruccio De Bortoli pone la questione Glass-Steagall:
"Quello della banca universale è un modello in crisi, da più parti si invoca un ritorno allo spirito del Glass-Steagall Act, la legge americana del ’33 che separava l’attività bancaria da quella d’investimento?".
Così risponde Visco: “Se ne parla. In Europa nel fare un’unione bancaria dobbiamo mettere insieme istituti di natura diversa, credo che molto stia nei dettagli. Secondo alcuni aver separato la banca d’investimento dalla banca commerciale, come è accaduto in America, ha creato le condizioni per la nascita di giganti mondiali d’investimento che sono stati all’origine della crisi. Lehman Brothers ottemperava al Glass-Steagall Act, come anche Merrill Lynch, poi finita in Bank of America. Meglio la trasparenza e l’assenza di commistioni fra attività di trading e di prestito“.
Risposta sibillina quello del Governatore, con una dose forte di confusione e/o disonestà.
Attribuire alla Glass-Steagall la colpa della crisi sarebbe assurdo, considerando la stabilità del sistema fino all’abrogazione graduale della separazione bancaria negli anni Ottanta e Novanta.
Ma conclude chiedendo di evitare commistioni tra le attività di trading e di prestito, dopo aver anche detto prima che bisogna vigilare contro la vendita di prodotti rischiosi.
Quella di Visco non sembra certamente una conversione, ma ormai la questione Glass-Steagall non può essere ignorata da nessuno.
Continuiamo a salvare le banche che hanno giocato alla bisca mondiale, facendo pagare alle famiglie e alle imprese.
www.nobigbanks.it
la discussione qua sta
la discussione qua sta prendendo una piega piuttosto estranea al senso del testo.
Per dirne alcune, il Financial Times ed il New York Times si sono già trovati a sostenere pubblicamente il ritorno a Glass-Steagall.
Pochi giorni fa alla Cnbc, Sandy Weill, padre di Citigroup e tra i principali responsabili dell’abrogazione di Glass-Steagall nel ’99, ha fatto marcia indietro: “Wall Street Legend Sandy Weill: Break Up the Big Banks“.
http://www.forbes.com/sites/stevedenning/2012/07/25/rethinking-capitalis...
Il Financial Times, quotidiano portavoce della City di Londra, dopo le rivelazioni sulla manipolazione del tasso di interesse LIBOR ha dovuto ammettere con un editoriale che la soluzione morbida, il ring-fencing della Commissione Vickers con cui le funzioni commerciali e d’investimento coesisterebbero da separati in casa, non può bastare.
L’editoriale del quotidiano della City conclude così:
“Mentre l’FT ha sostenuto quelle conclusioni [ndr - della Commissione Vickers], ora siamo pronti a fare un passo in più. Nonostante tutti i benefici della diversificazione, le tensioni culturali tra le attività bancarie retail e d’investimento possono essere risolte soltanto con la separazione totale tra le due, sulle linee formali della Glass-Steagall”.
http://www.ft.com/intl/cms/s/0/498248bc-c518-11e1-b8fd-00144feabdc0.html...
Insomma, quelli della City ora sono “pronti a fare un passo in più”; la soluzione era evidente anche prima, ma speravano di cavarsela senza intaccare troppo il sistema che fa così comodo agli squali. Ormai quel sistema non regge più.
Sul Corriere della Sera del 12 luglio, nel corso di un’intervista al Governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco, Ferruccio De Bortoli pone la questione Glass-Steagall:
"Quello della banca universale è un modello in crisi, da più parti si invoca un ritorno allo spirito del Glass-Steagall Act, la legge americana del ’33 che separava l’attività bancaria da quella d’investimento?".
Così risponde Visco: “Se ne parla. In Europa nel fare un’unione bancaria dobbiamo mettere insieme istituti di natura diversa, credo che molto stia nei dettagli. Secondo alcuni aver separato la banca d’investimento dalla banca commerciale, come è accaduto in America, ha creato le condizioni per la nascita di giganti mondiali d’investimento che sono stati all’origine della crisi. Lehman Brothers ottemperava al Glass-Steagall Act, come anche Merrill Lynch, poi finita in Bank of America. Meglio la trasparenza e l’assenza di commistioni fra attività di trading e di prestito“.
Risposta sibillina quello del Governatore, con una dose forte di confusione e/o disonestà.
Attribuire alla Glass-Steagall la colpa della crisi sarebbe assurdo, considerando la stabilità del sistema fino all’abrogazione graduale della separazione bancaria negli anni Ottanta e Novanta.
Ma conclude chiedendo di evitare commistioni tra le attività di trading e di prestito, dopo aver anche detto prima che bisogna vigilare contro la vendita di prodotti rischiosi.
Quella di Visco non sembra certamente una conversione, ma ormai la questione Glass-Steagall non può essere ignorata da nessuno.
Continuiamo a salvare le banche che hanno giocato alla bisca mondiale, facendo pagare alle famiglie e alle imprese.
www.nobigbanks.it
la discussione qua sta
la discussione qua sta prendendo una piega piuttosto estranea al senso del testo.
Per dirne alcune, il Financial Times ed il New York Times si sono già trovati a sostenere pubblicamente il ritorno a Glass-Steagall.
Pochi giorni fa alla Cnbc, Sandy Weill, padre di Citigroup e tra i principali responsabili dell’abrogazione di Glass-Steagall nel ’99, ha fatto marcia indietro: “Wall Street Legend Sandy Weill: Break Up the Big Banks“.
http://www.forbes.com/sites/stevedenning/2012/07/25/rethinking-capitalis...
Il Financial Times, quotidiano portavoce della City di Londra, dopo le rivelazioni sulla manipolazione del tasso di interesse LIBOR ha dovuto ammettere con un editoriale che la soluzione morbida, il ring-fencing della Commissione Vickers con cui le funzioni commerciali e d’investimento coesisterebbero da separati in casa, non può bastare.
L’editoriale del quotidiano della City conclude così:
“Mentre l’FT ha sostenuto quelle conclusioni [ndr - della Commissione Vickers], ora siamo pronti a fare un passo in più. Nonostante tutti i benefici della diversificazione, le tensioni culturali tra le attività bancarie retail e d’investimento possono essere risolte soltanto con la separazione totale tra le due, sulle linee formali della Glass-Steagall”.
http://www.ft.com/intl/cms/s/0/498248bc-c518-11e1-b8fd-00144feabdc0.html...
Insomma, quelli della City ora sono “pronti a fare un passo in più”; la soluzione era evidente anche prima, ma speravano di cavarsela senza intaccare troppo il sistema che fa così comodo agli squali. Ormai quel sistema non regge più.
Sul Corriere della Sera del 12 luglio, nel corso di un’intervista al Governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco, Ferruccio De Bortoli pone la questione Glass-Steagall:
"Quello della banca universale è un modello in crisi, da più parti si invoca un ritorno allo spirito del Glass-Steagall Act, la legge americana del ’33 che separava l’attività bancaria da quella d’investimento?".
Così risponde Visco: “Se ne parla. In Europa nel fare un’unione bancaria dobbiamo mettere insieme istituti di natura diversa, credo che molto stia nei dettagli. Secondo alcuni aver separato la banca d’investimento dalla banca commerciale, come è accaduto in America, ha creato le condizioni per la nascita di giganti mondiali d’investimento che sono stati all’origine della crisi. Lehman Brothers ottemperava al Glass-Steagall Act, come anche Merrill Lynch, poi finita in Bank of America. Meglio la trasparenza e l’assenza di commistioni fra attività di trading e di prestito“.
Risposta sibillina quello del Governatore, con una dose forte di confusione e/o disonestà.
Attribuire alla Glass-Steagall la colpa della crisi sarebbe assurdo, considerando la stabilità del sistema fino all’abrogazione graduale della separazione bancaria negli anni Ottanta e Novanta.
Ma conclude chiedendo di evitare commistioni tra le attività di trading e di prestito, dopo aver anche detto prima che bisogna vigilare contro la vendita di prodotti rischiosi.
Quella di Visco non sembra certamente una conversione, ma ormai la questione Glass-Steagall non può essere ignorata da nessuno.
Continuiamo a salvare le banche che hanno giocato alla bisca mondiale, facendo pagare alle famiglie e alle imprese.
www.nobigbanks.it
Capisco che un socio mette i
Capisco che un socio mette i soldi proprio per pubblicare qui le articolesse che nemmeno sul Manifesto trovano spazio. Ma visto che il Manifesto lo pagano i contribuenti, non potrebbe il caro Vitale mettere i suoi soldi per sostenere quella cooperativa di falliti perdigiorno che succhia i soldi allo stato da tempo immemorabile?
Entrando nel merito dell'articolo, e' sempre uno spasso constatare l'ossessione dei comunisti sopravvissuti alle macerie del Muro di Berlino per la Scuola di Chicago. Essendo malati di complottismo e soggetti al complesso del gregge, credono che chi non la pensa come loro faccia parte di qualche oscura forza della reazione.
Vorrei rassicurare il caro Vitale che non esiste nessuna Scuola di Chicago, se non nelle fantasie malate. Non ci sono comitati centrali del partito liberista, non esistono Politburo del libero mercato, non c'e' la Spectre del "pensiero unico".
Al contrario spesso si indicano con l'aggettivo liberista persone che hanno sviluppato individualmente un pensiero originale, che non aspirano a intrupparsi nelle falangi intellettuali di un partito politico, che vanno d'accordo su alcuni punti e non su altri senza che ne scaturiscano odi reciproci e domande di abiure tipiche dei fanatici.
Quindi caro Vitale sappia che il Glass Steagal Act fu abolito da un presidente che di certo non era liberista e tantomeno influenzato dal pensiero di chiunque avesse insegnato a Chicago. Anzi visto che lei lo ignora, la informo che molti professori che insegnano a Chicago (quelli piu' famoso come Lucas) si fanno un punto di onore di non sporcarsi le mani con la politica e rifiutano qualsiasi incarico di consigliere a Washington. Quindi vada a dormire tranquillo sgombrando la mente dai fantasmi che la popolano.
Dal suo punto di vista dovrebbe essere contento di vivere in un paese dove lo stato controlla direttamente oltre il 50% del Pil, percentuale che arriva a due terzi se si includono tutte le imprese a controllo statale e le banche pubbliche (da cui si fa pagare discrete parcelle). Basta essere onesti e asserire senza troppi giri di parole che la percentuale dovrebbe salire al 100%. In tal modo farebbe felici anche i suoi adepti, e il suo Vendola (http://affaritaliani.libero.it/politica/guido_roberto_vitale_candida_ven...) senza dover ricorrere a spauracchi da asilo infantile.
Un "piccolissimo" appunto a
Un "piccolissimo" appunto a coloro che incolpano l politica:
la politica è fatta dati uomini e uomini sono anche quelli che fanno l'economia. Questi ultimi la influenzano pesantemente la politica, per non dire che la controllano e la foraggiano.
Non è che si tratta di due categorie separate ermeticamente. Si compenetrano, si contaminano e si spalleggiano a vicenda
Io non so che lavoro faccia
Io non so che lavoro faccia 'sto Vitale. Sara' pure ricco. Sara' pure un vostro generoso contributor. Pero' la schiena dritta di fargli notare che non sa di cosa parla ci starebbe, cari amici de Linkiesta.
Per fare un esempio: quello che conta, sui derivati, non e' il lordo ma la somma delle posizioni nette. Tutto meno che preoccupante. Spiegateglielo, ma non sara' umile abbastanza da ascoltare.
Certo, i derivati sono
Certo, i derivati sono perfettamente sotto controllo. D'altronde lo sanno tutti che:
L'ignoranza è forza
La guerra è pace
La libertà è schiavitù
Ahahahahahahahahahahah (risata isterica).
Ma certo. Con i derivati non
Ma certo. Con i derivati non c'è nulla di cui preoccuparsi. Infatti l'attuale crisi finanziaria globale è ovvio e palese a tutti che è stata causata da Lenin e dal Partito Bolscevico al potere in USA e nel mondo dall'Ottobre del 1919.
Contro lo stress quotidiano
Contro lo stress quotidiano delle oligarchie finanziarie che distruggono il lavoro, le imprese e lo stato sociale consigliamo caldamente pillole di Glass-Steagall.
Solo così si favorirà il ritorno ad sistema bancario sano.
Le banche commerciali vanno protette dal mercato degli squali finanziari che speculano senza scrupoli.
Stop ai salvataggi bancari, che affossano i bilanci statali e inguaiano la gente.
Completamente d'accordo. Il
Completamente d'accordo. Il libero mercato puro non funziona. Ma dove mai e' mai stato visto il libero mercato puro se non nella mente di pochi esaltati. Il libero mercato puro non esiste.
In particolare, in Italia, la presenza di regole che impediscono a tutti di godere del benessere che gli altri producono e' enorme.
Non penso che i "liberisti" italiani vogliano il "libero mercato puro", vogliono solo aiutare un po' i poveri cristi che devono sbarcare il lunario; cosa che e' impedita dalle regole di cui sopra.
In verità quello che sta
In verità quello che sta fallendo è lo Stato italiano
In verità quello che sta
In verità quello che sta fallendo è lo Stato italiano
Fortuna che Linkiesta
Fortuna che Linkiesta pubblica, nello stesso giorno, pezzi come questo:
http://www.linkiesta.it/lavoro-america
Nonostante 787 miliardi di spesa pubblica aggiuntiva per sostenere l'economia Usa, la disoccupazione è cresciuta.
Forse andava intitolato: "Lo statalismo ha fallito. Genti del "più Stato", ammettete i vostri errori".
Oppure anche questo è libero mercato?
A me quest'articolo sembra un
A me quest'articolo sembra un dazebao senza né capo né coda. Fatto tanto per strillare un titolo che attiri un po' di lettori.
Basta citare questa frase dell'articolo "L'economia mondiale di certo non si riprenderà mai fino a quando gli attuali squilibri finanziari non saranno in gran parte eliminati e sostituiti con poche e chiare regole che presiedano tassativamente al corretto funzionamento dei mercati".
Ecco, dopo un articolo su quant'è brutto e cattivo il mercato, ecco che ciò che si auspica è, guarda un po' "il corretto funzionamento dei mercati".
Beh, e tutta la filippica allora a che serve? Grazie tante che i mercati hanno bisogno di essere regolati e grazie tante che finora di regole ne sono state infrante tante. Si è trattato, ma guarda un po', di SCELTE POLITICHE.
Ma perché fare la fatica di analizzare nel profondo il meccanismo dei mercati? Perché sbattersi per una politica che abbia senso della realtà? Perché mai sbattersi per capire dove le nostre scelte di cittadini sono state paurose o miopi?
Naaaaahhh...meglio prendersela col mercato! Che è quel che fa Vendola, che ci dice che la soluzione alla fame nel mondo è più cibo per tutti, ma non saprebbe dire come fare per produrlo, o meglio, ritiene che possa fare tutto lo Stato, come se lo Stato i soldi li trovasse sugli alberi. Va beh.
Crepaldi
Ma lei non era quello che qualche giorno fa era tutto contento per l'interesse suscitato dal decalogo di "Fermare il declino"? Ma cos'è lei, uno slalomista?
Poi vorrei sapere quali politiche liberiste ci sono state in Italia.
Questo giornale è in crollo verticale di credibilità.
L'Italia è al 92° posto per
L'Italia è al 92° posto per le libertà economiche, questa nazione subisce gli effetti peggiori della crisi proprio perché ci sono insufficienti libertà economiche rispetto alle altre nazioni ed è ancora influenzata da una classe dirigente con mentalità statalista e sessantottina.
Per le primarie di quale partito facevano la fila i capi delle più importanti banche italiane?
I soliti intellettuali chic predicano la fine di questo sistema, però non sono mai in grado di proporre un'alternativa.
PS
La Puglia ben amministrata da Vendola ?
Ripassatevi il raccapricciante elenco di scandali alla Regione Puglia negli ultimi anni, Formigoni in confronto è un chierichetto.
Inviato da Anonimo il 8
Inviato da Anonimo il 8 agosto 2012 - 14:13
Senza norme, regolamentazioni, e controlli non e` libero mercato, ma anarchia. Nulla in contrario, ma e` bene essere precisi.
Lei confonde la libertà con la licenza.
“Quando vedete che per produrre avete bisogno di un permesso da chi non produce, quando vi rendete conto che il denaro si dirige verso chi sa gestire rapporti politici e non verso chi commercia, quando vedete che gli uomini diventano più ricchi rubando e costringendo piuttosto che lavorando e che le leggi proteggono loro da voi e non voi da loro, allora capirete che la società è condannata”.
Se proprio non vuole soffermarsi su Adam Smith (che tutti citano a casaccio), Ludvig Von Mises ed altri, si rifaccia almeno all'autrice della frase sopra riportata: Ayn Rand.
Mantenere l' italianità di
Mantenere l' italianità di Alitalia è liberismo?
Mantenere l' italianaità delle "nostre" banche è liberismo?
Le fondazioni bancarie sono entità nate grazie al liberismo?
Il Monte dei Paschi di Siena è messo male per colpa del liberismo?
Articolo mediocre, si sposa
Articolo mediocre, si sposa una tesi e si cercano quattro dati per giustificarla...possono far lo stesso anche certi sedicenti liberisti dimostrando l' opposto..
Per quanto riguarda gli USA lo stato è intervenuto spesso e volentieri, dalle politiche espansionistiche della Fed alle garanzie date a certe banche....in un mercato veramente libero se fai caxxate fallisci.
Ma qui arriva il problema, cosa è libero mercato? Come si ottiene? Si sente spesso la rettorica sul "pensiero unico neoliberista".. (quando lo vedo scritto so già che l' articolo è fuffa..) ma credo che nel mondo delle persone che si definiscono più o meno liberiste ci sia siano molte differenze...sono in molti a sostenere che il mercaro vada aiutaro a restare linero anche dai "pesci grossi", grosse aziende e grosse banche..a questo servono le politiche antitrust e affini.
Ma laddove lo stato tutto vede a tutto provvede, davvero non si hanno aziende che vengono aiutate anche se sbagliano? Davvero tutto funziona a meraviglia?
Poi c' è un utente che dice che il liberismo ha rocinato l' Italia....di grazia, come avrebbe fatto?
Quando e quali politiche liberiste sarebbero state attuate in questo paese?
A me sembra siano i governi
A me sembra siano i governi ad aver fallito non il mercato.
Il mercato va regolamentato in modo attento - credo nella situazione attuale il mercato sia stato regolamentato sotto spinta delle varie lobby e non con ottica di lungo periodo.
Inoltre la crisi immobiliare USA e' nata dall'idea del governo Americano di far si che ogni Americano abbia una casa di proprieta', per fare cio' il governo ha posto sussidi e i mutui vennero erogati anche a chi non ne avrebbe avuto diritto.
L'articolo non mi sembra scritto da accademico e in effetti tralascia molte cose.
Leggetevi Baran e Sweezy sulla teoria dei monopoli capitale...erano anche loro alla Chicago School.
L'economia è psicologia e
L'economia è psicologia e sociologia spiccia "scientificizzata" in formulette chiamati "modelli"...
E' vero abbiamo sbagliato. Lo
E' vero abbiamo sbagliato. Lo abbiamo capito cosi bene, che in Italia stiamo facendo tuttel cose sbagliate che abbiamo fatto altrove, sperando che facendo sempre le stesse cose, il risultato sia diverso. Abbiamo sbagliato, ma continuiamo a fare le stesse cose di prima. A noi piace cosi'. Noi lavoriamo cosi' perche' il nostro pensiero e' migliore, ed e' migliore perche' e' il nostro pensiero.
Vendola dice queste cose da
Vendola dice queste cose da quando è iniziata la crisi, eppure viene preso poco sul serio. Intanto la Puglia è tra le migliori regioni del sud. Perché questo snobbismo nei suoi confronti?
In teoria il Libor – come
In teoria il Libor – come l’Euribor, usato per i prestiti in euro – rappresenta il sistema del libero mercato. Le banche riferiscono i propri costi sul mercato interbancario – anche se in realtà si tratta di costi solo stimati, e non di costi reali, e quindi già piuttosto dubbi – e così si fissa un tasso generale che dovrebbe riflettere l’andamento del mercato.
La realtà però è che i costi per le banche possono già essere soggetti a tantissimi fattori, che a nostro avviso non dovrebbero avere niente a che fare con la rata del mutuo di una famiglia.
Se una grossa banca ha perso decine di miliardi di euro nei mercati speculativi – il caso dei subprime è stato solo uno di tanti – perché dovremmo pagare di più il mutuo il mese prossimo?
Cioè perché dovrebbe avvenire che i costi della vita per i privati e per le imprese dipendono da un sistema dominato da strumenti puramente speculativi?
Che senso ha un libero mercato in cui la ricerca del profitto immediato mette a rischio il futuro della gente?
Il sistema bancario commerciale va protetto dal mercato degli squali. Occorre separare le banche sul modello della legge Glass-Steagall di F.D. Roosevelt, isolando le attività ordinarie dalla bisca mondiale.
Luigi Zingales qualche settimana fa sul Financial Times ha chiesto il ritorno a Glass-Steagall, "Why I was won over by Glass-Steagall" e spiegava:
- La regola Volcker, che vieta alle banche di fare trading per conto proprio, ma permette loro di rischiare il proprio capitale, non è un buon sostituto.
- La semplicità di Glass-Steagall: un testo di legge di appena 37 pagine contro le 298 pagine della Volcker rule. Più un testo è semplice e meno può essere distorto.
- In coincidenza con l’abrogazione di Glass-Steagall si è avuta la disfatta dei mercati azionari pubblici e l’esplosione dei mercati opachi over-the-counter.
Quindi Zingales osservava che la separazione bancaria ha impedito alle banche di investimento di accedere ai capitali a buon mercato (i depositi dei risparmiatori), obbligandole a limitare la dimensione e ridurre l’entità delle scommesse, cosicché con quelle limitazioni si poté favorire l’accesso di un ampio numero di traders indipendenti, rendendo il mercato più liquido. Ma con l’abrogazione di Glass-Steagall le banche di investimento sono cresciute enormemente di dimensioni ed hanno preso a far la parte del leone sui mercati.
http://nobigbanks.it/glass-steagall/
Sono vent'anni che aspettavo
Sono vent'anni che aspettavo di leggere articoli simili su giornali non "estremi".
Meglio tardi che mai.
st ha centrato. Il libero
st ha centrato.
Il libero mercato è l'astratto rispetto al quale si rivendica un mutamento dei rapporti di forza effettuali.
Non ci sarà mai abbastanza libero mercato, fino alla fine della storia.
Mi spiegate, di grazia, come
Mi spiegate, di grazia, come potete parlare di libero mercato quando l'intervento dello Stato nell'economia (in particolar modo in Italia) entra a piedi uniti in tutti i meandri degli affari privati con 450mila norme, regolamentazioni, licenze, controlli, burocrazia, oligopoli e con una tassazione che è la più alta del mondo?
Ma, soprattutto, come potete definire libero mercato quello in cui esiste un monopolista che gioca a suo piacimento con i tassi di interesse (questo non scandalizza nessuno) e a cui è stato affidato il compito (dagli Stati) della creazione (dal nulla) del bene per antonomasia: il denaro?
Senza norme,
Senza norme, regolamentazioni, e controlli non e` libero mercato, ma anarchia. Nulla in contrario, ma e` bene essere precisi.
non anarchia ma oligarchia, è
non anarchia ma oligarchia, è diverso
Come non essere d'accordo,
Come non essere d'accordo, caro Vitale! Un osservatore sufficientemente disincantato come me, rimane ancora letteralmente a bocca aperta a leggere in giro, dopo tutto quello che è successo e dopo tutti i disastri che i liberisti in salsa italiana hanno combinato, lodi sperticate del laissez-faire. Come se la precondizione di avere una cornice chiara di regole del gioco, fissate da uno Stato, certo meglio e più responsabilmente rappresentato, fosse un elemento del tutto indifferente...adesso c'è che anche chi vuole dar vita all'ennesimo partito e tra i 10 punti del proprio manifesto programmatico propone di "inserire nella Costituzione il principio della concorrenza come metodo di funzionamento del sistema economico". in ciò ignorando quanto già prevede l'art. 41 della nostra Costituzione e tacendo, naturalmente, sul tema delle regole del gioco...della serie: che barba ste regole, sia il mercato a autoregolarsi!
Carissimo Alberto, stimo la
Carissimo Alberto, stimo la tua penna e ti ritengo una delle poche menti lucide nel panorama giornalistico modenese. Di grazia, vorrei chiederti, da 150 anni a 'sta parte, quali politiche liberiste abbiano interessato l'Italia.
Carissimo anonimo delle
Carissimo anonimo delle 18.23,dalla Telecom data in pasto ai capitani coraggiosi che l'hanno massacrata,alle autostrade che stanno facendo ingrassare gli amici di confindustria,passando per la liberalizzazione del gioco d'azzardo e la creazione di decine di migliaia di punti punti scommesse tanti dei quali fagocitati dalla malavita organizzata ed arrivando alla giungla voluta da Monti nel commercio, questi sono solo alcuni degli esempi che a caldo mi vengono in mente di cosa ha signifcato il mercatismo in salsa italiana. a questo alludevo e di questo continuo ad avere paura.
Ma tutto questo non è affatto
Ma tutto questo non è affatto libero mercato e concorrenza, è oligarchia economica in salsa italiana, condita con corruzione politica e una bella spruzzata di fresca e profumata mafia nostrana.
Buon appetito, Italia.
@AlhertoCrepaldi: regalare
@AlhertoCrepaldi: regalare le aziende statali ad amici non è mercatismo...prima andrebbero liberalizzati i settori in cui dette aziende operano, poi si vendono le aziende a chi offre di più...
Comunque lei semnra non temere tanto il "mercatismo" in sé quanto il "mercatismo all' italiana".
Ok. Prima dell' arrivo delle perfide privatizzazioni mercariste siamo arrivati al quasi falimentomper colpa dello statalismo all' italiana....sorge il dubbio che il problema non sia il sistema economico ma chi lo adotta..dobbiamo fare un suicidio collettivo perché siamo incapaci?
Io preferirei col provare a togliere potere alle consorterie che ingessano la nostra economia..dette consorterie, in Italia, o sono burocratico partitiche e sono a queste colluse. Quindi partirei con il limitere lo strapotere e il malgoverno di partiti e burocrati...
La "vera politica liberista"
La "vera politica liberista" somiglia tanto al "vero comunismo" che non era quello messo in atto nei paesi
reali ma un utopico comunismo esistente solo nella mente dei pochi che non vedono la realta'.
Il problema non è il
Il problema non è il liberismo, ma le cattive politiche spesso succubi delle lobby finanziarie.
La vera politica liberista non prevede che le banche creino titoli tossici che poi rivendono al malcapitato cliente.
E non è una questione di liberismo l'inezia dell'Europa che lascia lo spread in mano agli speculatori, invece di realizzare lo scudo degli Eurobond.
e` ironico, perche` la vera
e` ironico, perche` la vera politica comunista non prevedeva che un pazzo assassino eliminasse milioni di persone in pochi anni. Invece questo e` quello che succede e, se non ci rende conto che la prova empirica e` quello che conta, e` inutile continuare a scrivere teorie.
Che i derivati sioano 10
Che i derivati sioano 10 volte l´economia mondiale non sarebbe un gran danno, se fossero tassati almeno al 10% si potrebbero abbattere i debiti pubblici di molti paesi e ridurre le tasse alle imprese e ai cittadini per far ripartiutre l economia reale.
Eppure, non vedo nessuna proposta in quesito senso.
Mi acontenterei anche di una tobin tax del 0,1% sulle transazioni finanziarie e usare quei soldi per ripianare i debiti pubblici ;)
@Giulio Celli: invece é
@Giulio Celli: invece é questo il bello di linkiesta e il motivo per cui io lo leggo. Si può non essere d´accordo, ma é un giornale libero che non difende gli interessi di nessun gruppo di potere.
Se devi leggere un giornale che proponi solo le tue idee a seconda di quale siano le tue idee hai l imbarazzo della scelta (repubblica, unitá, giornale, foglio, corriere...)
Grazie davvero. L'articolo
Grazie davvero. L'articolo dice cose semplici, vere, anzi indiscutibili, ma che ancora oggi, a quasi cinque anni dall'inizio della crisi, in Europa sembrano quasi tabù (anche in questo sito, dove scrivono diversi appartenenti a questa religione, ma dove almeno - a suo merito - ci sono anche voci dissonanti).
Negli Stati Uniti non è così, o almeno il dibattito è vivo. In Europa siamo, sembrerebbe, dei parvenu della religione del mercato. Come tali l'abbiamo adottata all'estremo, in modo letteralmente fondamentalista, e cioè facendone trattati e norme comunitarie. Queste, e i loro difensori, rendono ora sommamente difficile, se non impossibile, liberarci anche solo degli squilibri più evidenti che ne derivano.
La scoperta dell'acqua calda.
La scoperta dell'acqua calda. Chiunque studi economia in corso di laurea si sara' reso conto che l'economia non e' una scienza ma una "corrente di pensiero".
Quello che mi chiedo pero' e' perche' se queste parole le dice Vitale o Zingales assumono un accento di serieta' quasi pastorale, e se invece le dice uno come Vendola da 20 anni viene invece tacciato come comunista.
La risposta forse giace nella stessa forma mentis che ha caratterizzato gli economisti in questo ultimo secolo, e cioe' autoreferenzialita' (sopratutto accademica), divismo e sacralita' pastorale di alcune figure (caratteristiche tipiche tra l'altro del piu' becero cattolicesimo nostrano) ...
Ha scritto Paul Krugman che
Ha scritto Paul Krugman che la vera debolezza di Obama e' stata la sua incapacita' nel creare un baluardo allo strapotere di Wall Streer appena fu eletto. La nomina di Geithner fu ancora un regalo a Wall Street ed oggi , a fine mandato, nulla e' cambiato e nulla cambia. La possibile vittoria di Romney non lacia presagire nulla di buono...
Dopo questo articolo il
Dopo questo articolo il direttore de Linkiesta dovrebbe dimettersi. O almeno riflettere a lungo.
Che il mercato debba essere
Che il mercato debba essere regolamentato per funzionare bene e' scritto nei libri di testo da decenni ed e' ovviamente arcinoto anche a quegli "idolatri" (ma perche'?) di Chicago.
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