Analisi

Ora o mai più: liberiamoci dell’antiberlusconismo

Jacopo Tondelli

Un senso di incolmabile superiorità morale. È quello che hanno sentito tutti quanti, in qualunque fase, hanno ritenuto Berlusconi e il berlusconismo come l’immagine e il terminale di ogni male italiano. Così, non c'è mai stato bisogno di autocritica, né di riformare percorsi pratici o ideologici. Fare a meno di lui significa anche obbligare tutti a un nuovo senso di responsabilità.

È ora: liberiamoci dell’antiberlusconiano che è in noi

È un'Italia ampia ma sempre insufficiente a se stessa: un’unica grande chiesa, sempre troppo piccola, però, per avere la maggioranza delle coscienza. L'Italia di quelli che "a qualunque costo, il problema dell'Italia è Silvio". Se lui ci facesse la grazia di non chiamare l’ennesimo, inutile, nichilista referendum sulla propria stanca immagine, anche di quell’Italia ci libereremmo: nel senso che obbligheremmo chi da due decenni si definisce pubblicamente in base a lui a ripensarsi. A dare qualcosa che non sia, anzitutto ed essenzialmente, una certificazione di distanza da lui. L’ultimo – per carità, altissimo – esempio lo abbiamo letto domenica su La Repubblica, nel consueto ampio editoriale di Eugenio Scalfari. Che non teme di scomodare perfino Luigi Einaudi, Antonio Gramsci e Danilo Dolci per mostrare una volta di più una bella biblioteca sguainata in faccia all’Italia di Daniela Santanchè.

In quel lungo scritto che non cerca riferimenti al presente né ritiene che serva capire, al fondo, la parabola del berlusconismo, c’è un tratto di ogni antiberlusconiano vero: un senso di irredimibile superiorità morale. Non semplicemente nei confronti di lui o di una Santanchè qualsiasi, ma di ogni cittadino italiano che una volta, su quel nome, la croce ce l’ha messa. Antiberlusconiani, in fondo, lo siamo stati in tanti: praticamente tutti quelli che non lo hanno mai votato e tanti anche tra quelli, prima di diventare “anti” o dopo esserlo stati, che a un certo punto quella croce l’hanno disegnata. Anche chi scrive si ricorda la sua personale versione dell’antiberlusconismo: antifascista, vagamente solidarista, fortemente improntata a retoriche etiche. Ma gli antiberlusconiani – appunto – sono stati un’unica grande chiesa, capace di contemplare tutti gli opposti fra di loro, a patto che altrettanto si opponessero a lui. E quindi, cattolici e laicisti, liberali classici e comunitaristi, idealisti di destra e trafficoni di sinistra (e viceversa). Tutti insieme.

Ma questo si sa, come si sa che ci sono diversi giornalisti e intellettuali che sull’esistenza e l’azione politica scandalosa di Silvio Berlusconi hanno costruito carriere, conti in banca e successo: e solo il cielo sa quanto sperano che lui torni presto, per ricalcare un copione che conoscono a mena dito sperando che, nel frattempo, anche il pubblico plaudente non sia calato troppo. Ma non è solo a questo antiberlusconismo di vertice che bisogna pensare. Ce n’è un altro, diffuso, genuino, che sta nello stesso Paese reale che (con eguale e contrario conformismo) per lui votò tante volte. È l’antiberlusconismo di chi fu anti-democristiano, di chi fu comunista e cattolico (talora entrambe le cose). È l’antiberlusconismo viscerale di chi, da qualche parte, ha sempre creduto che i padroncini e i piccoli imprenditori del Nord fossero in gran parte ladri, di poca fantasia e coraggio e di grande spregiudicatezza.

È l’antiberlusconismo di chi, in qualche misura, aveva dentro la convinzione che il successo economico e la ricchezza fossero segno naturale di disonestà, merito esclusivo dell’amicizia di Craxi e di nient’altro. Sono stati, questi anti-berlusconiani, i retori di una società civile con le mani pulite: anche perché, sia detto con pacatezza, di sporcarsele non avevano mai avuto voglia. È l’antiberlusconismo di chi ha giudicato come “macelleria sociale” ogni dibattito sul mercato del lavoro, senza accorgersi che intere generazioni di lavoratori senza-diritti finivano con il guardare a dei semplici salariati con 14esima come a una casta di privilegiati. Potremmo continuare a lungo, pensando a quante volte abbiamo votato candidati improbabili, forse spesso anche indegni, perché l’importante era far capire all’Indegno che non era più tempo per lui.

Guardando indietro, un po’ di autocritica non farebbe male, a tutti noi che non siamo mai stati “suoi”, perchè nell’incomprensione del fenomeno e nel montanelliano turarsi il naso abbiamo probabilmente e di molto allungato la sua vita politica. A monte, ormai è andata. Più importante e interessante, invece, è dedicarsi a un futuro che arriva. Un futuro che non ha bisogno di dividere l’Italia nell’artificiosa definizione di chi è stato con lui e di chi no, perchè è una definizione sovrastrutturale, evanescente, mediatica, che poco spiega del paese che siamo ormai oggi. Sarebbe bello definirsi, ad esempio, in base a quanto ciascuno di noi versa nel calderone di tutti, producendo reddito, e quanto invece da quel calderone riceve o riceverà. È una questione che divide le generazioni, i produttori dai parassiti, in parte non geometrica anche il Nord dal Sud.

Sarebbe bello, insomma, che chi ritiene (e siamo tra questi) che lui non ha risolto i problemi ma li ha incancreniti e aggravati, la piantasse di lamentarsi di lui e pensasse a cosa possiamo fare, tutti noi, in prima persona. Evitando di fare quelli che hanno la biblioteca più lunga e non sbagliano i congiuntivi: grazie, di lì ci siamo già passati, e abbiamo sperimentato che, alla fine, non è servito a rendere migliore il Paese, ma solo a giudicarlo con un distacco che – adesso che il futuro è incerto e tutto da scrivere – gli uomini di buona volontà non possono davvero permettersi. 

Comments

QUalche mese fa, quando

QUalche mese fa, quando sembrava che Berlusconi avesse abbandonato definitivamente la scena, quanto meno per quanto riguarda le sue intenzioni di candidatura, l'antiberlusconismo era d'incanto sparito. Quindi il problema è BERLUSCONI e non tutti coloro che non lo vogliono più poiché rende il nostro Paese uno zimbello a livello internazionale. Non è d'accordo con questo concetto caro Tondelli?

Poche persone riescono a

Poche persone riescono a esser felici senza odiare qualche altra persona, nazione o credo....

mi spiace ma non credo che ci

mi spiace ma non credo che ci libereremo del berlusconismo. è poi perchè. non credo che sia l'origine di tutti i mali di questo paese. anzi. perchè come la germania non si cancelloò dalla Costituzione la possibilità di ricostruire il nazismo e comunismo. da noi solo il fascismo. e i comunisti? da li partì la nostra disgrazia. i momenti di benessere che abbiamo avuti. sono stati perchè la società e cambiata così come il mondo. se noi oggi 2012 si parla ancora di difendere l'indifendibile pur di raccattare qualche voto in più (di pietro e vendola). vogliamo parlare di democrazia? ultimo? la nomina di Romano a ministro fu attaccata da tutti in primis napolitano. ora dopo 10anni il fatto non sussiste. e un paese democratico questo? di bande si! il post che segue questo commento il democratico fattoquotidiano non l'ha voluto pubblicare. pur ingaggiando una furente battaglia. e parliamo di democrazia, libertà di stampa. ma non fate ridere. tanto sono finite pure le lacrime.
P.S. QUESTO E QUELLO CHE IL FATTO NON HA VOLUTO PUBBLICARE:
lo so che non lo pubblicherete come già è successo. ma se vogliamo parlare di democrazia, bisogna accettare anche le critiche che non ci piacciono. altrimenti rimaniamo prigionieri per ancora un secolo. le intercettazioni a berlusconi venivano divulgate in tempo reale. ciò ha fatto la fortuna anche di questo quotidiano. per non dire di Travaglio, Santoro e tutta la banda, Repubblica compresa. se mai esistesse l'onestà intellettuale. oggi bisognerebbe ammetterlo.

Gentile Tondelli, è vero, non

Gentile Tondelli,
è vero, non bisognerebbe sentirsi superiori ai tanti italiani, a “ogni cittadino italiano che una volta, su quel nome, la croce ce l’ha messa”; lo so, è ingiusto, ma è ben difficile non farlo.
E' ben difficile perchè, e mi dispiace, ma rimango convinto di questo, era impossibile che persone raziocinanti, con un sincero attaccamento alla democrazia e al pluralismo, magari anche di buon livello culturale, capaci di indipendenza di giudizio non cogliessero l'essenza di Berlusconi.
Che poi è questa: un personaggio che si è arricchito grazie al vuoto legislativo, con la complicità di Craxi, un egocentrico e vanaglorioso che si è candidato per salvare le sue aziende e non finire in galera, uno che ha fatto il lavaggio del cervello alla gente ed è arrivato perfino a spedire milioni di copie di una rivista patinata - “una storia italiana” - con le sue foto di famiglia e la sua storia personale nelle case degli elettori, uno che ha fatto strame dei rapporti tra le istuzioni.
Uno con il culto della personalità, la sua.
Si noti che non è un caso se Berlusconi, Craxi e quel delinquente (tecnicamente lo era perchè condannato) bancarottiere di Don Verzè erano sodali, addirittura vicini fisicamente, Milano 2/Via Olegttina.
Gli avversari di Berlusconi queste cose avrebbero dovuto dirle agli elettori, invece di inciuciare con lui, come fece D'Alema, lo stesso D'Alema che definì addirittura la Lega una “costola della sinistra”. E non dimentichi che Violante ha ammesso in una seduta alla Camera che ci fu una accordo (mai palesato agli elettori) con cui la sinistra si impegnò a salvaguardare il Berlusca e a non risolvere il conflitto d'interessi (c'è il video su youtube:http://www.youtube.com/watch?v=GJUamGyaANY).
E gli antiberlusconiani di ferro, come me e altri, sono sempre stati troppo timidi ad affermarle queste verità: che eravamo in presenza di un truffatore della volontà popolare, di un imbonitore.
Un truffatore come Bossi, e anche lui bisognava denunciare pubblicamente, bisognava impedire alla lega che si presentasse alle elezioni perchè era secessionista e vituperava le istituzioni.
Siamo stati troppo timidi per rispetto dei nostri concittadini.
E invece no: quando uno fa una stupidaggine bisogna dirglielo, non bisogna aver paura di offenderlo.
Preciso che tutto ciò non attenua di una virgola le gravissime responsabilità della sinistra, che non è stata in grado di offrire al Paese un'alternativa seria e risolutiva.
Il problema Tondelli, non è l'antiberlusconismo.

.....è sicuramente uno

.....è sicuramente uno slalom,attraversare i positivi commenti letti più sopra.
A te,stimatissimo Jacopo, va il merito di essere il "magnete" di tante attenzioni,e per la capacità di una analisi che via via si trasforma quasi in "crociata", e per la più attenta e reale lettura di un momento
molto instabile e incerto rispetto alla "coesione" necessaria (anche se in poco tempo) per l'effettiva MATURAZIONE delle genti di questa ITALIA trasversalizzata da lingue,abitudini e storie molto diverse tra loro.
OVERON

Credo che il modo migliore

Credo che il modo migliore per avvicinarci all'Europa (o all'America) sia quello di avere la stessa inflessibilità che hanno all'estero nei confronti di chi ha un comportamento chiaramente illegale e non fa gli interessi della nazioni ma i suoi porci comodi.
Le persone che vengono accusate di antiberlusconismo sono le uniche che non hanno mai taciuto questi fondamentali punti e queste persone si contrappongono con i "cerchiobottisti" stile CdS che, utilizzando appunto la foglia di fico dell'antiberlusconismo da abbandonare, finiscono per tacere su fatti importantissimi, per passare oltre su cose che altrove porterebbero a rivoluzioni.

Quelli che "abbandonato l'antiberlusconismo" sono quelli che quando B fa l'ennesimo reato scrivono arguti editoriali sullo "scontro politica-magistratura", come se fosse "scontro" tra guardie e ladri.

Ciò non toglie che ogni forza politica che si candida a governare il paese deve avere un programma, ci mancherebbe, ma dire di smetterla con la storia dell'antiberlusconismo.

Trovo curioso che chi si è

Trovo curioso che chi si è sempre battuto contro un signore entrato in politica per non finire in galera sia tacciato di "antiberlusconismo".
Come se in america qualche politico fosse attaccato perchè "anti-alcaponista"

Io non riesco a comprendere,

Io non riesco a comprendere, l'antiberlusconismo svilito ed invecchiato dietro il generico antifascimo?

Siamo antifascisti perchè ricordiamo i morti con gli scarponi di cartone, ricordiamo i sagomati a rappresentare l'italica belligerante potenza (di sta cippa), ricordiamo il posto sole ed i miliardi di danni bellici, ricordiamo che l'autarchia nascondeva una moneta nazionale priva di credibilità e che all'estero non ci vendevano neppure i fiammiferi...

Ora Silvio Berlusconi, quando strizza l'occhio al populismo e all'antieuropeismo, quando, in sede internazionale, ci proclama paese in "mano a giudici comunisti", ovvero paese del bengodi "dove i ristoranti sono pieni"...quando guida la diplomazia del cucù, quando dice "stampiamo moneta e Germania esca dall'Euro"...sarà...ma io in questi casi sono fermamente antiberlusconiano.

Che tutto ciò non implichi una sacra alleanza per contrastare Silvio Berlusconi è vero. Che però Berlusconi debba necessariamente farci capire quale sia il suo programma politico (e non a porte chiuse o dietro una retorica "da miracolo italiano) questo spetta a lui: lo deve al paese.

Ciran, concordo. E dico di

Ciran, concordo. E dico di più: io al programma di paese di Berlusconi non credo, nemmeno se lo fa certificare da venti premi Nobel. Mi preme di più capire il programma degli altri, perchè lui le sue chances le ha avute e i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Ma è il dopo, quello che va costruito ora, che mi preme: per questo dico che non basta più essere “anti”-Silvio, ma è indispensabile essere per l’Italia. Quale? Come? Dove?

Ma questo non può che essere

Ma questo non può che essere condivisibile: bisogna che l'alternativa chiarisca che paese vuole eccetera eccetera. Ma non è questione di anti-berlusconismo. Purtroppo è un vizio diffuso quello di identificarsi come alternativa al nemico, piuttosto che in positivo. Diffuso tra tutte le forze politiche e in tutte le democrazie e non democrazie del mondo. Quindi se il messaggio era: che il centrosinistra non si identifichi *solamente* con l'antiberlusconismo, ok.

Però a me non è sembrato quello il tono del post. A me è sembrato pieno degli stessi stilemi antiintellettuali che ha nutrito il berlusconismo. Che noia e che supponenza citare Einaudi e Gramsci! Che noia moralistica la retorica etica! Che puritanesimo ipocrita costruire carriere sugli scandali berlusconiani!

E' un po' la stessa sorte di quel termine stravagante, il "buonismo", che riesce a distogliere l'attenzione dal "male" per filosofeggiare sulla supponenza ipocrita di chi vuole difendere il bene (e badate che è una mera associazione lessicale, non voglio certo dire che B. sia il Male e gli altri il Bene).

Insomma, la critica all'antiberlusconismo ha un suo valore, una sua dignità critica e una sua storia (condivisa da fiancheggiatori, certo, ma anche da autentici liberal-progressisti animati da buone intenzioni). Ritirarla fuori come l'analisi del momento nel mezzo dell'estate 2012 mi sembra una cosa completamente fuori dallo Zeitgeist (spero che questa parola difficile non faccia di me uno che pensa che il successo economico sia segno di bassezza morale).

Purtroppo, anche gli anti-anti-berlusconiani hanno trovato al tempo la loro expertise, e la loro nicchia di audience. Ma oggi non vedo né berlusconismo né antiberlusconismo come temi del momento - e quindi credo che possiamo fare a meno sia degli antiberlusconiani sia degli antiantiberlusconiani.

condividiamo Roberto gran

condividiamo Roberto gran parte dell'analisi, ma non un asserto di fondo: io credo che il tema dell'antiberlusconismo resti lì, e vada sviscerato. Proprio nell'estate del 2012, perchè è l'ultima prima delle elezioni. E vuole vedere che, alla fine, le categorie fuori dallo zeitgeist sembreranno ancora (sfiancatamente) attuali? un saluto e grazie

QUANTI ERRORI FACCIAMO

QUANTI ERRORI FACCIAMO VOLUTAMENTE? NOI VIVIAMO ALLA GRANDE SUI NOSTRI ERRORI! GUAI A TOCCARLI!

Siamo gente per bene o per male? Abbiamo il senso dello Stato? Direi pochino. E di orgoglio nazionale? Solo durante le sfide europee o i mondiali di calcio. Ovviamente finto più che mai. Le squadre che gli italiani amano di più? Sono quelle dei furbi per eccellenza. Lì si sgomita a più non posso per avere un ruolo importante. Più si è furbi più si è apprezzati. Qual è il vero sport nazionale? Per molti ma non per tutti è quello di non pagare le tasse. Se poi ti ritrovi un premier che afferma che le tasse sono giuste se al «33%, se vanno oltre il 50% allora è morale evaderle» allora diventa uno sport mondiale in tutto il territorio nazionale. Poi rimaniamo tutti a bocca a aperta e ci indigniamo se danno una bella sforbiciata al rating del nostro debito pubblico. Viviamo di scandalo in scandalo. Ogni giorno abbiamo solo l’imbarazzo della scelta per farci una bella cultura. Scandali politici, scandali finanziari, scandali clientelari, scandali mafiosi e chi più ne ha più ne metta. E lei Dottor Tondelli spara in prima pagina il titolo “Liberiamoci dell’antiberlusconismo”. Ma dove cavolo si crede di essere Dottor Tondelli? Nel Nord Europa o nel paese dei balocchi! Quicicampanoallagrande anche i giornali. Se fossi Berlusconi mi farei dare le royalties retroattive da La Repubblica per ogni copia venduta da 19 anni a questa parte. E qualche soldino melofareidare anche da Fabio Fazio, da RAI3 e dalla Endemol, produttrice di Chetempochefa. Sa quanto guadagnava con Berlusconi Fabio Fazio? Duemilionidieurononsonomicabruscolini! E la Littizzetto? Sembra unmilioneeottocentemilaeurocomesessuologa! Questi gangli di potere sono rapidi e privi di scrupoli e pur di contribuire ad affossare ulteriormente il Paese e l’intelligenza (quel che ne resta) della gente farebbero carte false. Noi viviamo sugli errori nostri e degli altri. Guai a toccarli. Sarebbe un gravissimo danno per tutti! Le invio una bella poesia di Gianni Rodari. E’ davvero illuminante caro Dottor Tondelli.

Cordialmente
carlomaria

 

Una volta il professor Grammaticus inventò la macchina ammazzaerrori.
- Girerò l'Italia, - egli annunciò alla sua fida domestica, e farò piazza pulita di tutti gli errori di pronuncia, di ortografia e simili.
- Con quella roba lì?
- Non è una roba, è una macchina. Funziona come un aspirapolvere, aspira tutti gli errori che circolano nell'aria. Batterò regione per regione, provincia per provincia. Ne parleranno i giornali, vedrai.
- Oh, basta là, - commentò la domestica. E per prudenza non aggiunse altro.
Comincerò da Milano.
A Milano il professore andò a sedersi a un tavolino di caffè, in Galleria, mise in funzione la macchina e attese. Non ebbe molto da attendere. Ordinò un tè al cameriere, e il cameriere, milanese puro sangue, gli domandò con un inchino:
- Ci vuole il limone o una sprussatina di latte?
Le due esse erano appena uscite al posto delle due zeta dalla sua bocca lombarda, poco amica dell'ultima consonante dell'alfabeto, che la macchina ammazzaerrori indirizzò energicamente il suo tubo aspirante in faccia al cameriere.
- Ma cosa fa? A momenti mi portava via il naso con quella roba lì.
- Non è una roba, - precisò il professor Grammaticus, è una macchina. Sono ancora poco pratico nell'usarla.
- E allora, perché la fa funsionare?
Splaff! Il tubo aspirante guizzò in direzione della nuova esse e colpì il cameriere all'orecchio destro.
- Ohei! Ma lei mi vuole proprio ammassare!
- Sploff! Nuova sberla volante, questa volta all'orecchio sinistro.
Il cameriere cominciò a gridare: - Aiuto, aiuto! C'è un passo!
Voleva dire pazzo, naturalmente, ma la macchina non gli perdonò.
Spliff!!! Intanto una folla di curiosi, in parte milanesi e in parte no, si era radunata per assistere al bizzarro duello tra un cameriere e un aspirapolvere.
Il professor Grammaticus, dopo infiniti sforzi e sospiri, riuscì a schiacciare il tasto giusto e a far star cheta la sua macchina.
- Ce l'ha la licensa?
Cielo, un vigile urbano.
- Licenza! Licenza, con la zeta, - gridò Grammaticus.
- Con la seta o sensa, ce l'ha la licensa?
Si può mica andare in giro a vendere elettrodomestici senza autorissasione.
Quella nuova pioggia di «esse» tolse addirittura il fiato al professore. Di azlonare la macchina, però, non se la sentiva. Gli convenne seguire il vigile al comando, pagare una multa, pagare la tassa per la licenza e ascoltare un discorsetto sull'onestà in commercio. Finalmente poté correre alla stazione dove prese un direttissimo. La sera sbarcò a Bologna, deciso a fare un'altra prova.
Si cercò un albergo, si fece assegnare una stanza e stava già per andare a dormire, quando il portiere dell'albergo lo richiamò:
- Mi scusi bene, sa, mi deve lassiare un documento. Squash! La macchina ammazzaerrori scattò.
- Ben, ma cosa le salta in mente?
Abbia pazienza, non l'ho fatto apposta.
- Lei però è proprio un bolognese...
- E che vuole trovare a Bologna, i caracalpacchi?
- Voglio dire: perché non pronuncia «lasciare» come va pronunciato?
- Senta, signore, non stiamo a far ssene...
Skroonk! Il tubo aspiratore era balzato attraverso l'atrio e aveva colpito alla spalla il portiere petroniano.
Il professor Grammaticus corse a barricarsi in camera, ma il portiere lo seguì, cominciò a tempestare di pugni la porta chiusa a chiave e gridava: .
- Apra quell'ussio, apra quell'ussio!
Sprook! Spreeek! Anche il tubo aspiraerrori, dal di dentro, batteva contro la porta, nel vano tentativo di raggiungere l'errore di pronuncia tipico dei vecchi bolognesi.
- Apra quell'ussio, o chiamo le guardie.
Squak! Squok! Squeeeek!
Batti di fuori, batti di dentro, la porta andò in mille pezzi.
Il professor Grammaticus pagò la porta, tacitò il portiere con una ricca mancia, chiamò un taxi e si fece riportare alla stazione.
Dormì qualche ora sul treno per Roma, dove giunse all'alba.
- Mi sa indicare dove posso prendere il filobus numero 75?
- Proprio davanti alla stazzione, rispose il facchino interpellato.
(Dovete sapere che, se i milanesi dànno scarsa importanza alla zeta, i romani gliene dànno troppa. Tutte le zeta ripudiate a Milano si radunano a Roma, e fanno gazzarra).
Il professore schiacciò il tasto con il mignolo, sperando finalmente di ottenere un buon risultato. Le altre volte lo aveva schiacciato con il pollice. Ma la macchina, si vede, non faceva differenza tra le dita. Un colpo bene (o male) assestato fece volar via il berretto del facchino.
- Aho! E ched'è un attentato?
- Ora le spiego...
- No, no, te la spiego io la situazzione, - fece il facchino, minaccioso.
Questa volta il tubo colpì la vetrina del giornalaio, perché il facchino aveva abbassato prontamente la testa.
Si udì una grandinata di vetri rotti. Uscì il giornalaio gridando: - Chi è che fa 'sta rivoluzzione?
La macchina lo mise K.O. con un uppercut al mento.
Accorsero gli agenti. Il resto si può leggere nel verbale della Pubblica Sicurezza.
Alle tredici e quaranta il professor Grammaticus riprendeva tristemente il treno per il Nord.
La macchina? Eh, la macchina aveva tentato di mettere zizzania anche tra le forze dell'ordine: c'erano in questura, tra gli agenti, torinesi, siciliani, napoletani, genovesi, veneti, toscani. Ogni regione d'Italia era rappresentata. Rappresentata anche, s'intende, da tutti i difetti di pronuncia possibili e immaginabili. La macchina era scatenata, impazzita. Fu ridotta al silenzio a martellate, non ne rimase un pezzetto sano. Il professore, del resto, aveva capito che la macchina esagerava: invece di ammazzare gli errori rischiava di ammazzare le persone. Eh, se si dovesse tagliar la testa a tutti quelli che sbagliano, si vedrebbero in giro soltanto colli!

La macchina ammazzaerrori – da Il libro degli errori di Gianni Rodari, Einaudi Quarta edizione 1980 (pagine 44-47)
 

«Mi si sono intrecciati i

«Mi si sono intrecciati i diti! Mi ripeta la domanda Fabio Fazio!»

Dall’alto del suo scranno Fabio Fazio con quella sua aria ingenua e timida interroga l’ospite di turno a “Che tempo che fa”. E in questo magnifico format televisivo, unico nel suo genere in Italia, il presentatore seduto tre metri più in alto interroga l’invitato come se fosse il ragioniere Giandomenico Fracchia, guardandolo verso il basso con aria apparentemente simpatica e amorevole. Il povero malcapitato è letteralmente sprofondato su una poltrona puff a rispondere a presunte domande di sinistra senza alcun senso. Che una determinata seduta e postura facciano la differenza per mettere completamente in soggezione l’ospite televisivo e lo spettatore a casa lo sapeva anche Anna Freud che si occupava di psicologia infantile. E il nostro simpatico, tenero, innocente Fabio Fazio ci gioca alla grande. Vi sembrerà molto strano ma se leggete con cura alcuni saggi scoprirete che le manifestazioni di potere sono anche queste. Un caro saluto a Fabio Fazio, Megadirettore Generale delle Risorse Umane dell’Italsider.

 

Vede Nic (e diversi altri

Vede Nic (e diversi altri preziosi commentatori), il limite dell'antiberlusconimso strutturale emerge chiaramente, secondo me, quando si cita, a rafforzamento del discorso, l’antifascismo e la permaneza di germi fascisti nella nostra società e storia politica. Io credo che l'aver sempre considerato il berlusconismo (politico e sociale) come una sorta di degenerazione irriducibile e irriformabile (come giustamente è il fascismo per la nostra Costituzione) sia una delle tare che ci ha impedito di sviluppare anti-corpi. Perché considerare questi decenni alla stregua del fascismo significa giustificare davvero qualunque coalizione, qualunque alleanza “contro”, in assenza di qualsiasi progetto. E ovviamente, consente anche di non interrogarsi in modo complesso sulle ragioni di un consenso cui non può bastare la versione (ancora una volta autoassolutoria) delle televisioni e di un conflitto di interessi (ma affrontato come si deve, come ricordate anche nei commenti). Insomma, io non credo a un paese che supera quel passato in nome del conflitto rispetto al suo simbolo (Silvio), ma solo in nome di un'idea maggioritaria di futuro, e questo è quanto volevo esprimere con questo articolo.

un'idea maggioritaria di

un'idea maggioritaria di futuro...... cos'è un'idea maggioritaria di futuro??? Confesso che non ho capito

un'idea di società

un'idea di società condivisibile e votabile dalla maggioranza degli italiani, Nic.

Quanto agli altri, capisco che vi metta agitazione, ma il dato di fatto è che questo ha vinto tre elezioni su cinque. E potrebbe pesare molto anche al prossimo giro. Se preferite potete continuare ad agitarvi e a dire che in America non succederebbe. Se vi rassegnate al fatto di vivere in Italia, invece, potete operare per contribuire a un progetto di paese che ci avvicini, in futuro, non dico all’America, ma almeno all’Europa. Ma per farlo, bisognerà ammettere che di cose che non vanno qui ce ne sono molte, che le cose che diceva Berlusconi non erano tutte sbagliate a prescindere, e che allearsi da Casini a Luxuria pur di sconfiggere lui non porterà lontano nessuno. Questo, se si guarda in faccia la realtà. Se invece l’obiettivo è mantenersi pure e integerrimi e poter gonfiare il petto della propria dirittura morale, allora cambia tutto. A me questo non basta per andare a dormire sereno. 

più che dall'

più che dall' antiberlusconismo dobbiamo liberarci di questa sinistra conservatrice e elitaria che non ha mai contrastato Belusconi approvando una decente legge sul conflitto di interessi ma si limitava a disprezzare gli ingenui che lo votavano per avere meno tasse.

Sono il primo anonimo che ha

Sono il primo anonimo che ha scritto. Deve essere stato un problema tecnico, di solito mi firmo Nic, potrei dire che mi chiamo Nicola Milani o Felice Annunziata, cambia molto? Ma se avete bisogno di conferme avete la mail, è reale, scrivete e vi invio anche la scansione della carta d’identità, non esistono problemi.
La celebre orazione di Marcantonio nel Giulio Cesare di Shakespeare, è immaginata con il corpo di Cesare di ben in vista…. Cosa voglio dire? Berlusconi è ancora vivo e minaccioso e già ne vogliamo tessere le lodi? Vediamo prima il cadavere (politico). Per quanto riguarda la storia dei 19 anni, sig Tondelli, è pacifico che mi riferivo al periodo in cui il sig. B. ha goduto di una immensa capacità di influenzare la politica italiana, capacità che conserva intatta tuttora, vedi Catricalà, Vegas, Iannelli in Vespa, ecc ecc . Per cui prima di parlare di liberarci dell’antiberlusconismo, liberiamoci di Berlusconi. Non facciamo lo stesso errore che abbiamo commesso con l’antifascismo, ce ne siamo liberati ma abbiamo i fascisti che girano indisturbati ( casa Pond a Roma un esempio banalissimo)

sono d'accordo liberiamoci

sono d'accordo liberiamoci dall'antiberlusconismo e lasciamolo stare. negli ultimi 20 anni sempre a prendersela con silvio che poveraccio è riuscito appena ad impossessarsi di una nazione trasformarlo in un ridicolo baraccone col quale eludere leggi, guadagagnare soldi e piazzare amici ed amichette.
E dato che c'era lasciandolo al fallimento, quindi non si può dire che non si sia impegnato. ce l'hanno tutti con lui. forza silvio ricandidati e finisci il lavoro.

Caro Direttore, anche

Caro Direttore,
anche l'anti-antiberlusconismo è un copione trito e sterile - e francamente replicare l'enorme (e, bisogna confessare, alla fine nocivo) sforzo intellettuale di tanti (in mala fede e, come in questo articolo, in buonissima fede) di difendere un fallimento istituzionale, politico e culturale muovendo dalla presunta supponenza, arroganza o antipatia di chi l'aveva denunciato sin da subito, be', nel luglio 2012 è illeggibile, mi spiace. Anche sull'anti-antiberlusconismo c'è chi ha costruito repertori di editoriali, copioni e carriere. Sono sicuro che lei non vorrà seguire questo sentiero che porta fuori dalla Storia.

Nota per il dott. Tondelli:

Nota per il dott. Tondelli: anche se uno si firma correttamente nel modulo di commento nella fase successiva di conferma col codice il nome viene rimosso automaticamente e bisogna ricordarsi di inserirlo. Questo fa apparire anonimi anche quelli che non vogliono esserlo.
Detto questo avere un nome o un anonimo non fa differenza alcuna se volete avere i commenti, altrimenti eliminateli e via. Non è un nome o una mail che danno autorevolezza ad un'opinione.

Insomma gli anti-berluscones

Insomma gli anti-berluscones sarebbero: "antifascista, vagamente solidarista, fortemente improntata a retoriche etiche" ma anche chi crederebbe che "che i padroncini e i piccoli imprenditori del Nord fossero in gran parte ladri, di poca fantasia e coraggio e di grande spregiudicatezza" ed ancora "i retori di una società civile con le mani pulite".

Io sono antiberlusconiano: voglio una società aperta, base industriale competitiva, sistema sindacale integrato (come quello tedesco), una PA leggera ed efficace, un sistema giustizia civile agile ed informatizzato, un sistema televisivo retto dalla competizione, un sistema civile non drogato dal debito e dalle turbo-bolle (di matrice immobiliare o finanza strutturata).

Sono antiberlusconiano perchè penso che la politica berluscona (aldilà dei proclami) abbia creato "l'Italia con il culo nella nutella", devastata dai privilegi, dalle speculazioni immobiliari e dalle beghe sui contratti della sanità lombarda.

Mi dispiace, non ci sto. Sono

Mi dispiace, non ci sto. Sono sempre stato antiberlusconiano, almeno da quando ha comprato il Milan, quando arrivava in elicottero all' Arena con la cavalcata delle Valkirie come colonna sonora. Anche quando vinceva con Rijkaard, Gullit e Van Basten. Grande calcio inseparabile dalla grandissima volgarità personale nei gusti, inammissibile in uno che comunque è andato, inutilmente, a scuola dai Salesiani.

Ho sempre detestato Milano 2 e Milano 3, bruttissime copie di gated community che sono l' antitesi della urbs italiana. Mi stava sulle scatole anche come padrone del Giornale, che sotto la crosta del buon Montanelli cresceva una borghesia milanese ottusa e sempre più retrograda rispetto a quelle del resto d' Europa.

Non ho mai sopportato il rapporto con Craxi, che ha permesso alla sua TV di diventare quello che non sarebbe mai dovuta diventare, cioè l' unica alternativa ad una RAi sempre peggiore. Ho odiato il modo in cui ha trasformato la TV italiana, facendola diventare, al pari con le equivalenti estere, una fabbrica di deficienza che sperpera qualsiasi somma si spenda nella scuola. Mi ripugna come abbia convinto buona parte dei giovani Italiani che non c' è nulla di meglio che essere calciatore o velina.

Non mi piacciono nemmeno le zoccole che si porta a letto, una più volgare dell' altra. Non mi piace che alcune di loro abbiano ottenuto, dopo aver brillantemente passato gli esami orali, cariche politiche di primo o secondo piano.

Non mi piace vivere in una crisi economica figlia dell' aver promesso agli Italiani il bengodi fiscale, sprecando l' opportunità unica, per ridurre il debito, rappresentata da tassi d' interesse bassissimi.

Persino nel Mussolini pre 1938 si riesce a trovare, nel mucchio, qualcosa di utile o duraturo in quello che ha fatto. Berlusconi non ha fatto niente di buono che per se stesso, è stato l' oppio con cui gli Italiani hanno continuato a vivere dopo la crisi del '92, come se non fosse avvenuta.

Certo non è il PD di Penati a poter vantare una superiorità morale, ma non è quello il punto: Berlusconi è stato tutto sbagliato anche se la colpa è degli elettori che lo hanno votato.

Ancora con questa storia

Ancora con questa storia dell'antiberlusconismo? Io dico che se tutti coloro che fanno comunicazione in Italia si fossero espressi a tempo debito in modo sufficientemente chiaro contro Berlusconi, come era doveroso fare, e come sarebbe successo in qualsiasi paese civile, non saremmo arrivati alla devastazione delle istituzioni nella quale ci troviamo oggi, perchè forse la gente avrebbe capito. Non si può passare sopra a tutto, illudendosi perchè oggi c'è un governo finalmente composto da persone di adeguata statura: le istituzioni sono devastate, questo è un fatto, e lo sono perchè attraverso di esse si è condotta una battaglia di potere economico e personale. Perchè sono state usate per scopi a loro estranei. E questo era prevedibile (e da molti previsto) dall'inizio dell'avventura berlusconiana.
Se non si capisce questo semplice fatto, se ci si continua a piegare all'utilizzo di termini coniati ad hoc per bollare chi ha sempre espresso in modo netto la propria preoccupazione (quali, appunto, "antiberlusconismo", che non significa un bel niente), si persevera nelle proprie responsabilità, nell'ostinarsi a non voler capire qual è (auspicabilmente, qual è stato) il fulcro del problema di questi ultimi anni.
Ovviamente tutti sappiamo che non è l'unico problema e che si innesta su altri problemi forse ancor più radicati, ma non si parla di questo.

Purtroppo per l'Italia il

Purtroppo per l'Italia il ribaltone di Bossi ha impedito al cavaliere di dimostrarci la sua inadeguatezza governando dal '94 al '99; dopo la prima legislatura si sarebbe valutato il quid politico e sicuramente avremmo avuto 3 lustri differenti.
Dopo gli ultimi 2 governi si è capito che l'interesse politico del Cavaliere è nel salvaguardare le sue aziende - i suoi processi - la sua vita e quella dei famigliari, mentre il PD salvaguarda gli interesse degli anglo-americani, ovvero delle loro banche.

Sig. Tondelli, l'anonimato

Sig. Tondelli, l'anonimato non deve essere un problema durante un dialogo fra sconosciuti. Ma a parte questo il problema secondo me non deve mai essere la persona. Ma quello che fa. Per questo già il termine antiberlusconismo è un termine che aborro. Il Berlusconismo non è identificabile con Berlusconi e basta. Non saprei neanche ben definirlo in poche parole. Tra l'altro non è finito, quindi è mutevole. Direi che per farla breve si potrebbero identificare nel complesso le responsabilità che ci hanno portato alla paralisi. E, ovvio, non posso dare il 90% a Berlusconi. C'è un'eredità, ci sono iberali illiberali, ci sono sinistre frazionate. In generale si nota da più parti un'incapacità a governare. Per questo mi trovo anche d'accordo con Tondelli.

Risponderei volentieri punto

Risponderei volentieri punto su punto a questo commento che muove da cose che non ho scritto. Ma purtoppo faccio davvero fatica ad argomentare nel dettaglio intellettuale con chi non si firma. Annoto solo che Berlusconi non ha governato 19 anni, ma meno di dieci sui 19 che son trascorsi dalla discesa in campo. Non mi dica che è un dettaglio, la prego.

Quindi, se ho capito bene ,

Quindi, se ho capito bene , la colpa è nostra che ci siamo ritenuti moralmente superiori ad un 77enne che gioca a fare il ragazzo, ad uno che ha usato le istituzioni a suo insindacabile giudizio? No, a me non piace questo voler deresponsabilizzare chi ha condotto l'Italia sull'orlo del baratro, anzi mi fa specie, il giorno dopo l'ennesima candidatura e l'ennesimo fraintendimento, leggere che io, antiberlusconiano fino al midollo, debba fare autocritica. Fatela voi, l’autocritica, che avete sempre cercato in mezzo al lerciume e al putridume berlusconiano, la cosa accettabile, ( uno che governa un paese per 19 anni qualcosa di buono l'avrà fatta), mettendo quindi il particolare al di sopra del tutto. No, non ci siamo, Berlusconi è stato e resta l'uomo che ha distrutto moralmente ed economicamente un paese, e tutti questi tentativi di ammorbidirne le responsabilità, mi ricordano tanto uno dei luoghi comuni più ricorrenti del fascismo: Mussolini non era cattivo, sono quelli intorno che l'hanno rovinato. Chiudo con una battuta riuscitissima di Benigni: Ma cosa vi deve fare un politico per farvi capire che è inadeguato? Venire a casa e rubarvi l'argenteria?
Non ci siamo sig Tondelli, fatela voi l'autocritica, antiberlusconiani a singhiozzi, per me resta il maggior colpevole della storia ultima d'Italia. Se la Santanchè e la destra non hanno una biblioteca adeguata, è solo colpa loro, non di Scalfari (Mi tocca difendere Scalfari... guarda un po'). Io, figlio di operai, la mia biblioteca, me la sono costruita in quella comunale, prendevo i libri a prestito, li leggevo e li restituivo. Questi con i libri sistemavano i piedi delle sedie. Non facciamo anche l'elogio dell'ignoranza

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